I criteri della Cai per la riassunzione del personale? Selettive: fuori i disabili!

 

Articolo segnalatoci da Massimo Benetti del Meetup “amici di Beppe Grillo” di Mantova e tratto dal sito:
www.superabile.it

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Le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia, al netto delle 10.000 espulsioni già dichiarate. No a lavoratori invalidi, genitori con figli invalidi a carico e lavoratori con familiari invalidi a carico. La denuncia della Cub trasporti

ROMA – “Incredibili e sconcertanti sono state le dichiarazioni dei rappresentanti della CAI sui criteri che verranno applicati per la scelta dei 12500 dipendenti da assumere nella nuova compagnia”: la denuncia proviene dal sindacato di base Cub Trasporti, all’indomani della riunione del 22 ottobre, in cui sono state esplicitate alle organizzazioni sindacali le modalità e i criteri con cui saranno selezionati e riassunti i dipendenti del Gruppo Alitalia e Airone al netto delle espulsioni già dichiarate.

Questa la proposta nel dettaglio: il personale sarà scelto con criteri di assoluta discrezionalità gestionale. Non saranno riassunti i part time, non saranno riassunti genitori affidatari unici di minori, non saranno riassunti lavoratori invalidi in possesso dei requisiti di legge 104, non saranno riassunti genitori con figli invalidi a carico (legge 104), non saranno riassunti lavoratori con familiari invalidi a carico (legge 104), saranno valutate discrezionalmente le percentuali di assenze per malattia dell’ultimo triennio e sarà valutata l’anzianità aziendale

“E’ davvero difficile commentare questa incredibile proposta della Cai, che stravolge e straccia ogni tutela legale e normativa esistente in materia – commenta il sindacato in una nota – Gravissimo attacco contro invalidi, portatori di handicap, genitori monoaffidatari di minori, genitori con minori con handicap, part time per necessità, personale con ridotte capacità lavorative (anche a causa di infortuni sul lavoro). .  sindacato in una nota – eria.rti, all’La Cub Trasporti ribadisce che nessuna discrezionalità gestionale dovrà essere attuata da CAI nella selezione del personale, che dovrà essere tutto riassunto rispettando anzianità, carichi familiari, invalidità, legge 104, ridotte capacità lavorative”.

(24 ottobre 2008)

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25 ottobre 2008 – Linux Day a Mantova

Associazione Culturale LUGMAN
Associazione Culturale LUGMan

Sabato 25 ottobre si terra’ a Mottella di San Giorgio di Mantova
(con ingresso libero e gratuito), presso il Centro Sandro Pertini in via Togliatti 40-42 (a 500 mt dal casello di Mantova Nord) dalle 9:00 alle 18:00,il Linux Day, la “festa del software libero”, giunto alla ottava edizione.
Il Linux Day è una manifestazione italiana che ha lo scopo di promuovere il sistema operativo Linux e il software libero, e consiste in un insieme di eventi contemporanei organizzati in diverse città d’Italia Sabato 25 Ottobre 2008.

Per la provincia di Mantova Linux Day e’ organizzato da LUGMan (Cavriana) con la collaborazione di ARCO (San Giorgio) e ViadanaOpen (Viadana).

Durante la giornata esperti a disposizione dei visitatori terranno seminari introduttivi e saranno a disposizione per domande ed approfondimenti tecnici; è possibile inoltre proporre/proporsi alla segreteria di LUGMan per la trattazione di argomenti specifici ( info@lugman.org ).

L’evento e’ patrocinato dalle Amministrazioni Comunali di Cavriana e di San Giorgio.

Per informazioni e contatti è possibile consultare il sito Internet www.lugman.org o contattare la segreteria organizzativa al 333-521244.

 

Vi ricordiamo che l’ingresso all’evento sarà libero e gratuito….quindi buon divertimento!

IL TIBRE E LA MANTOVA-CREMONA due autostrade sbagliate

 

Breve premessa:

ci è stato comunicato che un sondaggio pubblicato sul sito della gazzetta di Mantova inerente l’autostrada Mantova Cremona

vota il sondaggio sull'autostrada Mantova-Cremona
vota il sondaggio sull

sarebbe stato prima tolto, quando i voti erano palesemente contro la costruzione della suddetta autostrada e poi rimesso con le percentuali cambiate.

 

 

 

Noi ci riserviamo commenti a riguardo ma vi chiediamo cortesemente di VOTARE NUMEROSI CLICCANDO QUI….GRAZIE!!!

 

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IL TIBRE E LA MANTOVA-CREMONA sono due progetti di autostrade che sottolineano la mancanza di una visione sostenibile della mobilità del futuro in Lombardia e la totale assenza da parte della regione di una strategia dei trasporti credibile e sostenibile, dato che propone contestualmente di realizzare l’Alta velocità ferroviaria Milano-Verona, l’autostrada direttissima Milano-Brescia , il Tibre Parma-Verona e l’autostrada Mantova-Cremona.

 

La regione in pratica non sceglie tra strada e ferrovia ma propone diversi corridoi autostradali in concorrenza tra loro senza una strategia leggibile di selezione e di integrazione.

 

Allo stesso modo della Mantova-Cremona come parte di un corridoio internazionale, il Tibre Autostradale viene indicato indispensabile come anello mancante del grande corridoio Tirreno-Brennero per favorire lo sviluppo dei traffici tra il cuore dell’Europa ed i porti tirrenici.

 

Ovviamente le Concessionarie sono costrette ad assicurare che insieme alle nuove autostrade realizzeranno numerose bretelle, tangenziali e varianti alla viabilità locale, non solo per ottenere il consenso dei comuni e dei cittadini ma anche per indurre nuovi traffici verso le nuove arterie, aumentando i costi e riducendo la redditività degli investimenti.

 

Ma allora la domanda sorge spontanea:

se dobbiamo versare almeno il 55% delle risorse pubbliche per realizzare le autostrade nella speranza che le concessionarie realizzino il miglioramento della viabilità locale, allora non è più utile investire le scarse risorse pubbliche disponibili per migliorarla direttamente la viabilità?

 

Infine le scelte andrebbero collocate all’interno di un ragionamento strategico sulla mobilità del futuro:

se le istituzioni locali come la Provincia ed il Comune di Mantova, continuano a ribadire l’esigenza di un riequilibrio modale verso ferrovia e trasporto fluviale e si muovono coerentemente in questa direzione, non dovrebbero approvare la realizzazione di nuove infrastrutture che attirano e sostengono la crescita del traffico motorizzato!

 

Vi proponiamo di consultare il sito dell’Associazione per la riattivazione della ferrovia Mantova-Peschiera che sarebbe davvero utile per la mobilità dei quasi 200000 pendolari mantovani che si muovono attualmente in auto o con altro mezzo verso quella direttiva dove potrete trovare moltissimo materiale di approfondimento basato su anni di studi e ricerche da parte di tecnici preparati ed appassionati.

NO DAL MOLIN – Siamo tutti vicentini: vota on line

 

Pubblichiamo una comunicazione giunta da NO DAL MOLIN:

“Pochi giorni fa abbiamo diffuso un APPELLO ricordando che domenica 5 ottobre si terrà la consultazione popolare sul Dal Molin a Vicenza, ma anche che la questione non riguarda solo la nostra città e tutti hanno diritto di partecipare.

Per questo, da oggi è possibile votare online e invitiamo tutti ad esprimere la propria contrarietà alla nuova base Usa votando SI!!!

 

QUI POTETE VOTARE!!!

 

Quest’oggi il commissario governativo Paolo Costa è stato a Vicenza annunciando che la nuova base si farà, referendum o non referendum.

Paolo Costa è un mercenario che si dimentica di dire che la nuova installazione militare sarà pagata dai cittadini italiani.

LEGGI IL COMUNICATO…

Ma domenica 5 ottobre Vicenza decide e gli statunitensi dovranno riporre i propri progetti nel cassetto!

LEGGI L’ARTICOLO…

I comitati della provincia di Vicenza, intanto, stanno organizzando in alcuni comuni dei referendum autogestiti: 

LEGGI IL COMUNICATO….

Nucleare, carbone o solare….la parola a Carlo Rubbia non a “pinco pallino”

 

In una intervista del marzo 2008, Carlo Rubbia ( premio Nobel per la fisica nel 1984 ) ha dichiarato:

 

“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni.

Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada.

Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.

Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa!

Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento.

Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico.

Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata.

Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie. Non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie.

Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali.

Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità.

Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso.

C’è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo e si chiama Nevada Solar One e costa 200 milioni di dollari; produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi.

Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt e i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità.

Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta e un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt.

Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.

I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.

Se è così semplice, perché allora non si fa?

Il sole non è soggetto ai monopoli…e non paga la bolletta!!!

Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese:

se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”.

Carlo Rubbia (premio nobel per la fisica 1984)

Il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua nel silenzio più totale

 

Pubblichiamo, qui di seguito, una lettera che Padre Alex Zanotelli ha inviato a Beppe Grillo:

 

“Caro Beppe,
nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua.

Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica.

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta (una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).

Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male.

Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti!

Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali.
I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.

“ Stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!

Concretamente cosa significa tutto questo?

Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati.
Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%!
Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina!
Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina!
L’obiettivo?
Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.

E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa.

Non possiamo lasciarli soli!

L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.

Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.

A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).

“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?

Ma cosa succede in questo nostro paese?
Perchè siamo così immobili?
Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori?
Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua?
Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?


Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”
Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).
E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana .Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”
Sull’acqua ci giochiamo tutto!
Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. Diamoci da fare perché vinca la vita!”.

padre Alex Zanotelli

APPELLO IN DIFESA DELLA COSTITUZIONE

 

 

 

In difesa della Costituzione Cento costituzionalisti hanno firmato un documento nel quale esprimono

“insuperabili perplessità di legittimità costituzionale” sull’emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull’immunità temporanea per le alte cariche dello Stato e chiedono di aderire al loro APPELLO  in difesa della costituzione

       

  

 

 

 

 

 

I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese:

 

1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni;

 

2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l’immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell’assunzione della carica, già prevista dall’art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004,

premesso che l’art. 1, comma 2 Cost., nell’affermare che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale, rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perchè:

a) essendo del tutto estranei alla logica del c.d decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall’art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008);

b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Conv. europea dei diritti dell’uomo);

c) pregiudicano l’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt’al più, di prevedere criteri “flessibili” cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d’udienza;

d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale;

e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti…..

 

…..rilevano, con riferimento al c.d. lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all’obbligatorietà dell’azione penale, anche e soprattutto l’art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini «sono eguali davanti alla legge».

 

Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell’esercizio delle proprie funzioni.

 

Per contro, nel c.d. lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell’immunità «funzionale», bensì come mero pretesto per sospendere l’ordinario corso della giustizia con riferimento a reati «comuni».

 

Per ciò che attiene all’analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l’incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto, e cioè dei reati a cui l’immunità andrebbe applicata e l’altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell’ipotesi dell’immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l’immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell’ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

 

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In difesa della Costituzione Cento costituzionalisti hanno firmato questo documento nel quale esprimono “insuperabili perplessità di legittimità costituzionale” sull’emendamento blocca-processi e sul lodo Alfano sull’immunità temporanea per le alte cariche dello Stato e chiedono di aderire al loro appello “in difesa della Costituzione”.

 

 

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